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L’occupazione nazista
L’armistizio
dell’8 settembre 1943 suscitò qualche speranza di pace nell’animo di tutti, ma
ben presto la realtà si fece conoscere in tutti i suoi aspetti negativi,
compresa la guerra degli Italiani contro i Tedeschi. All’indomani della firma
dell’armistizio le truppe tedesche del Federmaresciallo Kesselring assunsero il
controllo di tutta la provincia di Frosinone. A Ferentino riempirono di armi e
munizioni i magazzini e gli scantinati dell’ex Collegio “Martino Filetico”. Alla
fine di novembre, i Tedeschi avevano occupato praticamente tutta la Città,
ingombrando piazze e strade con i loro carri armati, camion, cannoni e
mitragliatrici, forse nella speranza di evitare o di respingere eventuali
attacchi degli Alleati o forse nell’intento di costituire una seconda linea di
difesa, come retrovia e supporto del fronte che ormai si stava avvicinando
sempre di più. Essi si erano insediati in edifici pubblici ed in abitazioni
private. I vari comandi tedeschi dislocati a Ferentino erano collegati tra loro
da linee telefoniche pensili; i fili attraversavano anche il centro abitato. I
Tedeschi minacciarono gravissime rappresaglie nei confronti di coloro che
avessero tagliato i fili o comunque danneggiato la linea telefonica.
I primi bombardamenti
Ferentino subì il primo bombardamento aereo il 30 dicembre 1943. Fu colpita la
parte nord della città. Tra le macerie vennero ritrovati i corpi senza vita di
cinque persone. Fu un tragico sbaglio. Gli aerei avevano mancato il vero
obiettivo, che era più sotto a qualche centinaio di metri di distanza in linea
d’aria: la curva del “Ferrocavallo” sulla Casilina, in prossimità della quale
era piazzata anche una batteria contraerea tedesca.
Il 22 gennaio 1944, proprio nel vivo dell’attacco sferrato dagli Inglesi sul
Garigliano e nella stessa mattina in cui la flotta da sbarco americana entrava
nella baia di Anzio, ci fu la seconda incursione aerea che provocò vittime e
rovine. Alle 8.15, dopo che un apparecchio ricognitore era stato abbattuto
dall’azione antiarea tedesca poco lontano dall’abitato, sopraggiunse fulminea
una squadra di velivoli anglo-americani, che sganciarono numerose bombe
sull’abitato causando il crollo di parecchie case e facendo oltre cinquanta
vittime tra la popolazione civile.
La sciagura poteva e doveva essere risparmiata. In seguito a lunghe pratiche
presso il Comando tedesco, delle quali si era interessata la Santa Sede, si era
riusciti ad ottenere una ordinanza dallo stesso Kesselring, in cui veniva
proibito alle colonne tedesche, dirette al fronte, di sostare in questa città, e
veniva anche disposto che fossero allontanate dalla cinta delle mura
antichissime le batterie antiaeree. Non si seppe mai se quest’ordine preciso
fosse mai giunto al Comandante della Piazza, a causa delle interrotte
comunicazioni postali con Roma, fatto sta che una colonna tedesca motorizzata
sopraggiunse da nord, trasportando cannoni e autoblinde: l’ufficiale che la
comandava chiese al collega germanico di far tappa e metterla al sicuro entro
l’abitato.
Il Comandante della Piazza asserì di essersi opposto inutilmente alla richiesta,
perché l’altro non tenendo in nessun conto la sua protesta, fece collocare i
mezzi sulla piazza principale e lungo la via di accesso. Nel frattempo passò
sulla città un aereo alleato ricognitore che gettava razzi illuminanti per
scattare fotografie e, in base a queste, avvenne il bombardamento ed il
mitragliamento con una azione fulminea: nessuno ebbe il tempo per rifugiarsi.
Tra due fronti
Ferentino si trovò nel mezzo di due fronti, quello di Anzio e quello di Cassino.
La via Casilina, che allora attraversava la città (come si sa, l’attuale
Variante venne costruita dagli Anglo-americani, per facilitare il transito dei
loro automezzi), era l’unica strada di collegamento con Cassino, per cui il nodo
di Ferentino si trovò nell’immediata retrovia del fronte, con tutte le
conseguenze negative che comportava. Prova di ciò fu il fatto che i
bombardamenti aerei su Ferentino iniziarono prima che il Comando alleato
ordinasse l’operazione strangle (strangolamento), il cui scopo era quello
di interrompere le vie di comunicazione delle Armate tedesche con l’Italia
settentrionale e la Germania.
L’operazione strangle
Con l’operazione strangle i bombardamenti su Ferentino divennero mirati e
metodici. Quotidianamente e a turno le formazioni aeree inglesi e americane
martellarono la rete stradale e ferroviaria che conduceva e al fronte di Cassino
e a quello di Anzio. E mentre i caccia devastavano la Casilina prendendo di mira
gli automezzi tedeschi, i bombardieri riversavano a getto continuo bombe sulle
strade e sui ponti, nel tentativo di bloccare le vie di rifornimento alle truppe
germaniche. Ferentino, suo malgrado, fu immersa nella tragedia che vedeva
fronteggiarsi, senza risparmio di colpi, da una parte le truppe
anglo-americane-francesi impegnate ad aprirsi la strada per Roma, dall’altra i
paracadutisti e unità dell’esercito tedesco, votati a rispettare l’ordine
impartito da Kesserling di tenere il fronte di Cassino ad ogni costo. La
disperata resistenza delle truppe germaniche sul fronte di Cassino viene
annoverata tra le imprese più brillanti compiute dai tedeschi durante tutta la
2^ guerra mondiale. Nell’attuazione dell’opera di “strangolamento”, Ferentino
subì la quinta incursione aerea il 17 marzo 1944 quando una formazione di 12
bombardieri sganciò un centinaio di bombe con il proposito di interrompere il
transito autoveicolare sulla Casilina. Molte di esse caddero fuori le mura
cittadine, solo qualcuna nel centro urbano, una delle quali proprio nell’orto
attiguo alla Cattedrale, infrangendo le vetrate dell’insigne monumento.
Nell’incursione morirono otto persone.
Fatale maggio
Seguirono sei settimane di relativa pausa; sul cielo di Ferentino volavano solo
caccia, che mitragliavano automezzi sulla Casilina. Questo periodo di tempo
venne impiegato dagli Anglo-americani-francesi per disorganizzare le retrovie
del nemico. Si arrivò, infine, al fatale mese di maggio.
La sera del giorno 11 il fronte di Cassino e quello di Anzio si accesero in un
sol colpo. Era cominciata la battaglia decisiva. Dopo aspri combattimenti gli
Alleati espugnarono il fronte di Cassino, ruppero l’accerchiamento di Anzio e
raggiunsero la Via Appia. Nello stesso giorno, ignara di quanto le stava
succedendo attorno, Ferentino si preparava a subire una serie di bombardamenti
che dovevano portare alla sua pressoché completa distruzione. La sera del 23
maggio ci fu un movimento di automezzi tedeschi che, diversamente, da quanto
avevano promesso alle autorità civili ed ecclesiastiche locali, entrarono in
città appostandosi al Vascello e nascondendosi sotto gli alberi. La cosa non
sfuggì ai ricognitori anglo-americani, che un’ora dopo tornarono a volteggiare
in gran numero sulla città con rumore assordante. La notte tra il giorno 23-24
sul cielo di Ferentino si accesero numerosi razzi luminosi, che illuminarono a
giorno tutta la valle, dai Monti Ernici ai Monti Lepini. La città intera fu
ridotta in un cumulo di macerie. Dappertutto disperazione, orrore e morte.
Moltissime le vittime. Ma l’opera di distruzione non era completa.
Nei
successivi giorni 25 e 26 maggio i bombardieri tornarono di nuovo a seminare
morte. Sotto le macerie finirono buona parte dei soccorritori, sorpresi a tirar
fuori dal cumulo dei sassi e dei calcinacci i loro parenti o amici. Un silenzio
di tomba scese sulla città. Seguirono altri giorni di fuoco. Per tutto il
29-30-31 del mese di maggio, Ferentino divenne bersaglio dei cannoneggiamenti.
Furono ripetutamente colpiti gli edifici posti nella zona alta della città.
L’Ufficio del Genio Civile di Frosinone, stimò nel 75% il grado di distruzione
per le sole abitazioni private di Ferentino.
La liberazione
All’alba del 2 giugno 1944 le truppe anglo-americane fecero il loro ingresso a
Ferentino. Già dalla sera prima le pattuglie tedesche proteggevano la ritirata
sparando alcuni colpi di cannoncini antiaerei e alcune scariche di mitraglia,
prendendo la direzione dei monti evitando le rotabili e facendo prevedere che
l’ora della liberazione era vicina. I ferentinati videro avanzare con
giustificata circospezione le vanguardie canadesi, poi andarono loro incontro
salutandole con manifestazioni di giubilo.
(TRATTO DAL PERIODICO "FRINTINU ME..."
- PRO-LOCO FERENTINO) |