DISCORSO DI
PAOLO VI
NELLA CATTEDRALE DI FERENTINO
giovedi, 1° settembre 1966
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La domanda che Sua
Santità vuol rivolgere ai cari
Anche questo atteggiamento non è giusto e non è cristiano: bisogna guardare all’avvenire aprendo il cuore, l’anima e l’intelligenza ai fenomeni moderni, considerarli con fiducia e con serenità, muoversi con il progresso e le esigenze dei tempi nuovi, conservando, però, della tradizione quello che è vivo - come l’albero in primavera fiorisce ogni volta, e conserva intatte le proprie radici -, quello che c’è di buono, di bello e di sano, contemperando e fondendo ogni elemento meritevole del nuovo e dell’antico per un sempre maggiore progresso, per l’elevazione sociale, civile e morale di ogni categoria di persone. E la Chiesa ci traccia il sentiero e ci guida anche in questo campo. Bisogna aver fiducia in lei, Madre e Maestra, che ha la sapienza e l’esperienza del passato e segue con amorosa e vigile sollecitudine l’urgenza dei tempi moderni; con la Chiesa i fedeli marceranno sicuri verso l’avvenire. Il Papa esorta quindi a rinnovare, coscientemente, le promesse battesimali, a confermare la rinuncia a quello che è male; a ricordare che il Signore ci insegna ad amare il prossimo e specialmente i poveri e i sofferenti, ci invita ad un’operosità generosa nella onestà e nella virtù. In tal modo si prepara un avvenire di prosperità, di progresso, di onestà e di felicità.
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