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Ferentino sorge su un colle della Valle del Sacco a circa 395 metri sul livello del mare. Città di fondazione Ernica, è menzionata dalle fonti letterarie già dal 413 a.C. come alleata delle vicine città di Alatri, Veroli ed Anagni nella Lega Ernica che difendeva i territori della Federazione dai popoli confinanti: i Volsci, i Latini, gli Equi ed i Marsi.
Proprio in tale anno si inserisce la notizia del console Lucio Furio che, muovendo contro i nemici, conquistò Ferentino quasi deserta per il rapido abbandono dei Volsci che si erano rifugiati in città; i Romani, così, restituirono la città ed il suo territorio agli Ernici.
Mezzo secolo più tardi Ferentino è menzionata nella guerra intrapresa contro gli Ernici che, non sentendosi più garantiti da Roma devastata dai Galli, dagli Etruschi, dagli Equi e dai Volsci, si erano riavvicinati a questi ultimi, pur restando ufficialmente alleati di Roma. La guerra si concluse nel 361 a.C. con la presa di Ferentino da parte del console Caio Licinio Calvo, che espugnò la città scacciando da essa gli Ernici.
Sconfitta e disciolta la Lega Ernica, Ferentino si mantenne fedele a Roma e, nel 306 a.C., non partecipò alla rivolta di Anagni, Alatri e Veroli ottenendo il privilegio di restare indipendente e di conservare le proprie leggi; in tale anno iniziò l’edificazione della poderosa
cinta muraria che, per un lunghezza di 2.266 metri, segue fedelmente il rilievo della collina.
Da questo momento le fonti storiche riguardano episodi isolati e di minore importanza fino all'anno 211 a.C., quando le campagne di Ferentino furono devastate dall'esercito di Annibale che muoveva verso Roma dal meridione.
Nel 195 a.C. Ferentino godeva del privilegio del diritto latino che l'annoverava fra i municipi romani.
I Romani riconobbero la straordinaria posizione strategica e commerciale di Ferentino quando definirono, proprio a ridosso della sua cinta muraria, il percorso della via Latina (l’attuale via Casilina) che fu importante arteria di collegamento economico-militare tra Roma ed il Sud della penisola italiana.
Lungo il perimetro della cinta muraria, la presenza di numerose porte evidenzia la volontà di incrementare i rapporti tra la città e il territorio circostante; le antiche porte sono tutt’oggi relazionate alle principali vie di comunicazione al fine di consentire l’inserimento della città nel tracciato viario di tutta la provincia di Frosinone.
Durante il tempo degli Imperatori, in particolare durante l'impero di Traiano e Adriano, la città era divenuta un luogo accogliente e tranquillo, dove giungevano un gran numero di villeggianti dalla capitale per trascorrere periodi di riposo e svago, attirati dal buon clima, dalle belle ville, dalle sorgenti di acqua acidula-solforosa e dal
teatro capace di ospitare fino a 3.500 persone. La perfetta amicizia tra il popolo di Ferentino e quello romano è riscontrabile ancora oggi grazie a insigni monumenti nonchè alla risonanza di nomi prestigiosi, tra i quali le ferentinati Flavia Domitilla, moglie dell'Imperatore Vespasiano e madre di Tito, e Faustina moglie di Marco Aurelio.
Ferentino, insieme a Fondi, Terracina e Cisterna, fu tra i primi quattro centri del Lazio ad essere evangelizzato; la prima Curia Vescovile fu fondata da papa San Silvestro negli anni compresi tra il 314 ed il 335 d.C.
Durante le persecuzioni il nucleo principale della comunità cristiana si trasferì in un luogo posto al di fuori del centro abitato, lontano dalle autorità e in un punto in cui la sua attività poteva essere notata meno. In tal luogo fu edificata un chiesa dedicata a San Pietro, in seguito distrutta dai Longobardi nell’anno 580.
Solo dopo l’anno 600 il Vescovo si stabilisce in città, presso la chiesa di
Santa Maria Maggiore dove, nell’anno 824, fu portato il corpo del Patrono della città, Sant’Ambrogio, martire sotto l’imperatore Diocleziano; successivamente la Sede Vescovile fu definitivamente stabilita sull’Acropoli, luogo in cui sorgeva il palazzo dei prefetti romani.
Con il disfacimento dell’Impero Romano d’Occidente, Ferentino subì le terribili conseguenze delle invasioni barbariche; le campagne vennero abbandonate, i commerci si fermarono, le arti ed i mestieri furono trascurati in quanto la popolazione viveva sotto il continuo terrore dell’arrivo delle orde devastatrici. I vicini monti Lepini, ricchi di vegetazione e poco accessibili, divennero la mèta dei cittadini ferentinati fuggiaschi e, nel giro di pochi anni, eressero le cittadine fortificate di Patrica, Supino, Morolo e Sgurgola.
Successivamente all'irruzione dei Longobardi, nel IX secolo si susseguì quella dei Saraceni che penetrarono nelle regioni limitrofe a Ferentino, terrorizzando le popolazioni e abbandonandole solo quando ebbero assalito e depredato il cenobio monumentale di Montecassino.
Dal X secolo la vita a Ferentino riprese rigogliosa insieme all'attività economica e, con essa, la volontà di abbellire la città che si manifestò in un notevole sforzo edilizio, attraverso il rinnovo di edifici pubblici e privati e l'innalzamento di splendide chiese.
Per volere del suo successore papa Bonifacio VIII nel 1296 le spoglie di papa
Celestino V, morto nella vicina Fumone, furono condotte con solennità a Ferentino dove fu sepolto nella chiesa di S. Antonio dell'ordine dei celestini fondato dal defunto pontefice e da lui stesso eretta fuori della città; il 15 febbraio 1327, approfittando della guerra tra Ferentino e Anagni, i suoi concittadini abbruzzesi le trafugarono per trasportarle nella chiesa di S. Maria di Collemaggio a L'Aquila.
Dopo aver fatto parte del Ducato romano, Ferentino passò al potere temporale della Chiesa e nel XIII secolo, per volere di papa Innocenzo III, divenne capoluogo della Campagna e Marittima (si volle chiamare così una parte del Lazio meridionale). Sempre nel XIII secolo, la città divenne libero Comune, dandosi un gonfalone e
Statuti propri. In questo secolo legheranno il loro nome a Ferentino, papi, sovrani e condottieri, come l'Imperatore Federico II che lasciò il suo contributo per l'edificazione della chiesa di Santa Maria Maggiore.
Nel XV secolo Ferentino fu una prestigiosa sede episcopale, ambita dai più nobili esponenti delle casate baronali specialmente per le sua laute prebende; tuttavia i primi germi della crisi, che sarebbe culminata nel XVII secolo, cominciarono ad emergere.
Ferentino risentì della generale crisi della penisola italiana, che si avviava a perdere la sua indipendenza e ciò erose la floridezza economica della cittadina. Anche i territorio di Ferentino conobbe le cruente lotte che opposero Spagna e Francia per il predominio in Italia; vincitrice la Spagna, sorse un contrasto che, alla metà del XVI secolo, si chiuse con il trattato di Cave: tale trattato prevedeva la distruzione di tutte le fortificazioni militari edificate nei territori pontifici confinanti con il Regno di Napoli, ormai in mano spagnola; furono quindi demolite le torri medievali di Ferentino.
Il XVII secolo fu caratterizzato da una crisi morale delle popolazioni che subirono non senza smarrimenti le innovazioni promosse dalla Riforma Cattolica ma, nonostante ciò, la realtà per la storia di Ferentino non costituì un elemento negativo in quanto si consolidarono anche in tale periodo nuove strutture economiche e religiose.
Tale fervore edilizio, trascinatosi fino al XVIII secolo, cambiò quasi totalmente la fisionomia dell'assetto urbanistico medievale.
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