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ORIGINI DEL
CRISTIANESIMO Passaggio di S. Pietro a Ferentino Tra storia e leggenda... |
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San Pietro, partito da Antiochia e diretto a Roma, percorrendo la Via Latina (attuale Via Casilina) sostò a Ferentino. In questa città esercitò segretamente la sua missione, riuscendo a fare un numero di seguaci della dottrina di Cristo ed eresse nel luogo prescelto un ritrovo uso scuola o oratorio, fornito di un sacro altare rozzamente ricavato nel masso di una nuda pietra elevata, nel cui centro giganteggiava una la Croce, arma a lui indispensabile per combattere il paganesimo; ai piedi di quell’ara egli battezzava ed imparava a pregare. Tale prima dimora fu stabilita nella contrada omonima di Pietrolara, volgare sinonimo del termine latino Petri-Ara. Questa contrada si trova vicinissima al versante orientale della collina di Ferentino, nelle località di Petroniano (oggi Putriano) e Montecchie, contrade limitrofe a Pietrolara. Se l’anzidetta contrada omonima di Petri-Ara, il cui nome è rimasto invariato per molti secoli, avvalora molto la tesi della presenza di San Pietro a Ferentino, vi sono altre circostanze e fatti, narrati da vari scrittori, che confortano la tesi del passaggio dell’Apostolo in questa città, tra l’anno 44 e il 68 d.C. Giunta la necessità di proseguire il suo viaggio e partire per Roma, ordinò di propria mano i due Vescovi, Epafrodito suo condiscepolo e Leone, al primo dei quali affidò la reggenza della chiesa di più province. Fu così che nella seconda metà del I secolo d.C., il numero dei cristiani in Ferentino crebbe moltissimo, specialmente perché ascoltavano la dottrina di Cristo spiegata loro direttamente dalla bocca del principe degli Apostoli. S. Pietro, dovendo necessariamente partire per Roma, ove era diretto per fondare la Sede Apostolica, ordinò il Vescovo Epafrodito alla Vescovile cattedra di Ferentino, al quale pastore Epafrodito venne pure affidata la reggenza di più province. Si può stabilire che il detto Pastore, per circa otto anni proseguisse ad ammaestrare ed insegnare la fede ai neofiti, nello stesso sito prescelto dall’Apostolo in Pietrolara: e poiché questa predicazione, sconvolgendo le masse, arrecava parecchio danno all’ordine ed ai riti del paganesimo, l’imperatore Claudio, negli anni dal 51 al 53, bandiva da Roma S. Pietro e tutti gli altri di nazione Ebraica. In attuazione dell’editto sovrano, poiché incrudivano le ricerche dei cristiani, da parte dei Presidi nelle Province, quel primo sito e dimora di Pietrolara, ove S. Pietro aveva fondato altare e oratorio, si trovava in pericolo in quanto molto visibile e troppo vicino alla città, tanto più che quell’ardito banditore della vera fede, sprezzando ogni timore, aveva prescelto una contrada che sovrastava l’unica via principale dell’epoca, la Via Latina. Negli anni 51 e 53, il Vescovo Epafrodito abbandonava quell’antica dimora in Pietrolara, allontanandosi dal pericolo della via Latina, edificando un oratorio più nascosto, in luogo più riparato e comodo, che gli consentisse di continuare ad istruire e battezzare i neofiti. Questo nuovo oratorio, dopo quello eretto da S. Pietro, risulterebbe il secondo edificato nella periferia della città in quel primo secolo cristiano e fu fondato nella odierna contrada di Chivi o clivo di Belvedere, precisamente poco distante dall’odierna Porta del borgo (S. Agata). Il Vescovo Epafrodito, nell’erigere il nuovo oratorio come un piccolo tempio, costruì un cimitero cristiano proprio nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di S. Agata; tale cimitero doveva accogliere visto i corpi dei cristiani catturati e uccisi dalle milizie del Preside, nonché i cristiani che, latitanti, erano nella necessità di dimorare e vivere nella campagna circostante Ferentino. La circostanza che in quel luogo ci fosse un cimitero cristiano fin dal primo secolo cristiano, è confermata dal fatto che le spoglie del martire protettore S. Ambrogio furono tumulate proprio in quel luogo e, circa nove secoli dopo, furono rinvenute e dissepolte. Con buon fondamento si può ritenere che l’oratorio nel clivo di Belvedere fossero stati edificati nell’anno 53 e che per vari anni quivi egli restasse nella reggenza della Chiesa di Ferentino e Campagna affidatagli da S. Pietro, finché si giunse all’anno 68, quando il Santo Apostolo in Roma, ricevette il martirio in anno antecedente alla proclamazione dell’imperatore Vespasiano. Se l’anno 68 fu l’ultimo della cattedra di S. Pietro, fu pure l’ultimo anno di vita del Vescovo di Ferentino Epafrodito, a cui succedette il nuovo Vescovo, chiamato Leone, e consacrato tale dallo stesso Apostolo. Il nuovo Vescovo, ingranditasi nella propagazione del culto cristiano sia la città che la periferia, riteneva insufficiente l’oratorio e cimitero eretto da Epafrodito nel clivo di Belvedere, cosicché sorse la necessità di edificare un altro più vasto tempio che era il terzo oratorio cristiano costruito nei dintorni del paese in quel primo secolo della Chiesa. Il Vescovo Leone costruì il nuovo oratorio nel luogo in cui oggi si trova la chiesa rurale della Madonna degli Angeli. Tale oratorio era molto più vasto, più sontuoso e più frequentato. Il grande utile arrecato alla chiesa di Ferentino dal vescovo Leone, con la costruzione del nuovo oratorio, in un sito più nascosto e comodo per l’esercizio del culto cristiano e per l’accesso dei fedeli, si desume con chiarezza dal fatto che presto restarono abbandonati i due edifici eretti da Epafrodito al clivo di Belvedere: anzi, i due locali rimasero per uso esclusivo di cimiteri cristiani. Le varie famiglie della città, entusiaste della grande verità annunziata da S. Pietro, e successivamente dal suo rappresentante Vescovo Epafrodito, erano molto irritate verso le autorità pagane della città perché veniva negata loro la libertà di pensiero in fatto di religione; anzi, questa libertà, veniva spesso repressa con minacce e morte e, pertanto, concepirono il disegno di fondare un vasto sotterraneo nascosto all’interno della città, da utilizzare come oratorio ad uso scuola cristiana. Tale progetto, che fu denominato Sacro Speco, fu eseguito sotto i fabbricati e le vie della città a modo delle catacombe, lungo le odierne contrade di S. Giuseppe, di Vicolo Raonio, dello Spreco, di Piazza della Catena e di Vicolo Meciano. L’ingresso fu aperto in un luogo nascosto oggi conosciuto come la contrada o Chiesa di S.Lorenzo; da questa apertura, il Vescovo Epafrodito, vi introdusse tutti gli arredi e gli utensili necessari al culto cristiano, nonché tutti i preziosi ricordi lasciati dall’Apostolo Pietro nel suo passaggio a Ferentino. Detti ricordi, tra gli altri, consistevano in una pietra quadrangolare uso base, alta circa un metro, vuota al di sopra, con coperchio chiuso da una serratura in ferro entro cui tutti i fedeli deponevano l’elemosina, necessaria alle spese per la mensa comune: questo mobile oggetto era conosciuto col nome di Gazzofilacco (Gazophilacium = tesoro). Detto prezioso monumento, collocato anticamente da S. Pietro nell’oratorio di Pietrolara, fu successivamente condotto presso il Carcere di S. Ambrogio, ovvero nei sotterranei della residenza Vescovile. Un altro prezioso monumento rinvenuto presso il Sacro Speco è la fonte battesimale, che servì a S. Pietro nell’oratorio di Pietrolara. Nella sua forma rozza, di semplice capitello di pietra di travertino, rappresenta un vaso a tazza rotonda da poter contenere, nel vuoto sovrastante, l’acqua necessaria a compiere la cerimonia del battesimo cristiano. Questa fonte battesimale fu trasportata dal Vescovo Epafrodito dalla contrada di Pietrolara all’occulto sotterraneo del Sacro Speco; anche questo monumento fu portato nel Carcere di S. Ambrogio. Com’è possibile che questi monumenti siano giunti conservati fino ai nostri giorni? Durante lavori di ristrutturazione della chiesa di S. Giuseppe, che furono eseguiti nel XVIII sec. per costruirvi le due navate laterali e rafforzare le fondamenta della navata sinistra, si dovette scendere sotto terra per molti metri e, durante lo scavo, si aprì casualmente una feritoia. Ad una prima osservazione sembrò subito dare adito ad una via sotterranea e, in effetti, alcune persone che si introdussero dentro di essa trovarono un vasto locale, ben costruito e sorretto da grossi pilastri di travertino, da cui si poteva accedere ad un altro più grande. Nel sotterraneo furono rinvenuti due altari diroccati e, nella parte alta della parete, degli affreschi ricoperti di intonaco e corrosi dall’umidità, nonché una croce di piombo; la persona che ebbe cura di visitare e rovistare personalmente il vasto sotterraneo, con lo scopo di raccoglierne notizie, fu il parroco della chiesa di S.Ippolito, Don Fedele De Angelis, che di suo pugno fece un’esatta relazione manoscritta. Queste ed altre indagini condotte da altri antichi scrittori, portarono a stabilire che il sotterraneo rinvenuto casualmente, formava un vasto locale eretto dai primi cristiani per uso oratorio o scuola, la cui porta esterna d’ingresso era collocato dove si trovava la chiesa di S. Lorenzo. Infatti si ha notizia che in detta chiesa, edificata nel III sec. cristiano dal Vescovo Adolfo, si ritenevano conservati i due monumenti sopra descritti, ossia il Gazzofilacco e il Battistero, estratti dal sotterraneo prima che l’ingresso fosse chiuso, poiché pericolante. Nel 1841 la chiesa di San Lorenzo, prossima a crollare, fu profanata dal Vescovo Canali e in quella circostanza i due preziosi monumenti furono trasportati nel Carcere di S. Ambrogio. |
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| Tratto dal "Manoscritto sulla storia di Ferentino illustrata e narrata da Giacomo Bono" - Biblioteca Apostolica Vaticana - pubblicato sul periodico "Frintinu me..." |