PAPA CELESTINO V
(breve storia di Celestino V)
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Dal giorno della sua morte, avvenuta il 19 maggio 1296 nella rocca di Fumone ove, dopo la grande rinuncia, Celestino V era stato rinchiuso per timore di uno scisma da Bonifacio VIII “sotto la guardia di sei cavalieri e trenta uomini d’arme”, la città di Ferentino custodì la salma di Pietro Celestino fino al 1327, per 31 anni dopo la morte e per circa 15 anni dopo la canonizzazione avvenuta il 5 maggio 1313 da parte di Clemente V in Avignone. Nel 1327 il corpo di Celestino V fu trafugato e l’occasione propizia fu offerta dalla lotta territoriale scoppiata tra Ferentino e la vicina città di Anagni. Rocambolesco è il racconto del trafugamento e della traslazione del corpo di Celestino V a L’Aquila e molto suggestiva è la vicenda del ritrovamento del cuore del Santo nel sepolcro. Come detto, nell’anno 1327, per la grande e aspra guerra tra la città di Ferentino e quella di Anagni, i cittadini di Ferentino, dubitando che li fosse tolto il corpo del glorioso San Pietro, esistente nella chiesa di S. Antonio, uscirono un giorno alla sprovvista dalla citàà con soldati armati, con la guida di Filippo, vescovo e cittadino di Ferentino, in compagnia del clero ed entrarono nel monastero; e nella suddetta chiesa, il vescovo aiutato dal clero cavò il sacro corpo, che fu onorevolmente riposto nella chiesa di S. Agata, vicina al borgo di Ferentino e di continuo guardato da un buon numero di soldati e da due monaci celestiniani nativi di Ferentino. I monaci della chiesa di S. Antonio, privati del corpo di Pietro Celestino, ne scrissero al Padre Visitatore Generale, allora residente a Sora, il quale, subito trasferendosi nel monastero, riuscì a recuperare le sacre reliquie con uno stratagemma: trafugate nottetempo le ossa del Santo Padre dalla cassa sigillata che era custodita a S. Agata, esse furono raccolte in un panno di lino e avvolte in un materasso che, posto in testa a una robusta donna, fu mandato fuori della città, nel monastero di S. Antonio, fingendo con i soldati della guardia che il materasso della guardia servisse per il Visitatore. Quindi, per ordine dello stesso Visitatore, le ossa furono immediatamente trasportate a L'Aquila, nella basilica di S. Maria di Collemaggio. Le Storie locali narrano la dolorosa sorpresa che ebbero autorità, clero e cittadini ferentinati, quando si recarono presso il sepolcro con la segreta speranza che le reliquie del Santo fossero ancora là e, invece, lo trovarono vuoto. Le cose non sarebbero passate lisce, se il Vescovo di Ferentino, disceso nel sepolcro, non avesse calmato le ire dei ferentinati, annunciando di avere ritrovato nel sacello vuoto il cuore del Santo, rimasto miracolosamente conservato, quasi a confermare la promessa che più volte Pietro Celestino aveva fatto ai cittadini di Ferentino, dicendo loro che, se Egli partiva, il suo cuore sarebbe rimasto con essi. La reliquia insigne fu portata processionalmente in città e affidata alle monache di S. Chiara. Come attestano le fonti, S. Antonio abate fu il primo cenobio fondato da Pietro Celestino fuori nella regione abruzzese nelle nostre zone, cenobio che costituì il fulcro avanzato della penetrazione dell’Ordine celestino nel territorio laziale. Il 19 maggio 1637 il Consiglio Comunale di Ferentino stabilì di chiedere a Urbano VIII l’istituzione di una fiera esente da gabelle da effettuarsi nella ricorrenza solenne del dies natali di Celestino V (19 maggio). La Città di Ferentino il 20 dicembre 1642 chiese alla Congregazione del Buon Governo la ratifica della festa del 19 maggio che già il Comune celebrava solennemente in onore di Celestino V. Per accertare la continuità del culto verso il santo Pontefice, venne inviato a Ferentino il 4 giugno 1683 il card. Nicola Ludovisi come visitatore apostolico. Nel monastero di S. Antonio abate i Celestini non risiedevano più e quindi sia il complesso monastico sia le sacre reliquie di Pietro Celestino, ivi conservate, erano “in posse et manibus laicorum” col pericolo di negligente custodia. La festa del Papa eremita da sempre solennizzata il 19 maggio con la celebrazione di una messa festiva, nell’anno 1683 “cum populi scandalo” si era svolta con la sola processione, che, partita dal monastero delle suore Clarisse di Ferentino, aveva accompagnato nell’eremo rurale di S. Antonio la reliquia del cuore di Celestino V.
Il cardinale Ludovisi, recatosi il 5
giugno 1683 a ispezionare la Il 2 febbraio 1703 la comunità ferentinate sperimentò il potente intervento di Celestino V, suo avvocato, per la protezione con la quale salvò la città da un tremendo sisma, che sconvolse la regione. Per perenne ringraziamento, su sollecitazione del Vescovo Valeriano Chierichelli, il 21 febbraio del medesimo anno il consiglio comunale di Ferentino stabilì di donare 5 libbre di cera ogni anno nella festa di S. Pietro Celestino e di supplicare il Papa affinché rendesse “di precetto” una tale solenne ricorrenza. In una lapide di marmo al centro del pavimento della chiesa di S. Antonio Abate, è inciso lo stemma del defunto pontefice. Sotto lo stemma vi è un foro per vedere il sottostante sarcofago in cui riposò il corpo di S. Celestino dal 1296 al 1327. Nell'autunno del 1968, in occasione di straordinarie commemorazioni celestiniane, le venerate spoglie sono tornate a Ferentino dove furono esposte e onorate, per alcuni giorni, nelle chiese di S. Agata, nella chiesa Cattedrale e nella chiesa di S. Antonio Abate.
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